radiografia del surreale
31 Marzo, 2008 by rigelblue
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Io ne sono completamente affascinata. Grazie ad albinoblacksheep, che riserva sempre un sacco di sorprese. Quando avete un momento, dategli un’occhiata!
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Io ne sono completamente affascinata. Grazie ad albinoblacksheep, che riserva sempre un sacco di sorprese. Quando avete un momento, dategli un’occhiata!
Lo sapevo già, questa è solo un’ennesima conferma. Avevo promesso di raccontarvi qualcosa della nostra tre-giorni veneta, ma più il tempo passa, più mi mancano le parole. Questo perchè avrei dovuto scrivere subito, appena tornata. Non che mi sia dimenticata la vacanza (questo sì che sarebbe un bel problema). Semplicemente credo che sia necessario approfittare dell’euforia quando è ancora fresca, altrimenti il risultato lascia un pò a desiderare.
Inoltre non vorrei essere banale, chi ha visto Verona e Venezia sa perfettamente dove siamo andati, quali monumenti abbiamo visitato e quali strade (le principali!) abbiamo percorso.

Verona
Posso solo aggiungere che - come al solito - Venezia non mi ha lasciato senza fiato. E’ una città che definisco “da vedere”, ma nonostante ciò non riesce a trasmettermi le sensazioni che vorrei. Ogni volta torno con la voglia di farmi ammaliare e invece niente.
Non sento le farfalle, ecco.

Venezia
Per la prima volta invece mi sono veramente goduta una vacanza, senza nessuno da dover chiamare, lavoro, sveglia e tutto il resto. Due persone in completo relax e senza pensieri: meraviglioso. In passato le mie vacanze erano un misto di eccitazione e stress, voglia di correre da tutte le parti, ansia, sveglia all’alba, rientro poco prima. E’ sempre stato bellissimo, ma questa volta ho assaporato la vera essenza del viaggio e della scoperta (sì, sono stata al Guggenheim), forse perchè ho un termine di paragone costituito da un lavoro incerto e impegnativo che, sommato a tutti i piccoli impegni satellite che mi sono sobbarcata, mi succhia la linfa vitale.
Il prossimo viaggio sarà Londra, con uno spirito diverso. Con tutto il rispetto per l’Italia, preferisco l’estero.
Almeno lui si negava, insieme alla gloria, anche una possibile figuraccia.
Io invece ripeto, eccome! L’ho fatto di nuovo, ho scrollato la tovaglia senza troppa attenzione e… ho fatto fuori il secondo telecomando. Una fine terribile, un destino inesorabile a quanto pare.

Ho fatto spaventare tre ragazzine, che fortunatamente hanno sentito solo il tonfo. Almeno mi sono risparmiata le risate degli altri, anche perchè le mie bastavano e avanzavano per tutto il centro storico.
E così, anche Zippy II è volato via. Per fortuna al Bennet c’è già Zippy III che mi aspetta!
(recuperato!)
Benedissi l’inventore del fidanzamento. La vita è costellata di prove dure come la pietra, ma una meccanica dei fludi permette di muovervisi comunque. La Bibbia, quel superbo trattato di morale a uso di sassi, rocce e menhir, ci insegna ammirevoli principi pietrificati: “Sia il vostro linguaggio; sì, sì; no, no; il superfluo prodece dal maligno” - e quanti vi si attengono sono esseri granitici e tutti d’un pezzo, che hanno la stima della gente. Al contrario, vi sono creature incapaci di comportamenti così solidi, creature che, per avanzare, possono solo intrufolarsi, infiltrarsi, aggirare. Quando si domanda loro se vogliano o no sposare uno, quelle suggeriscono fidanzamenti, nozze liquide, I patriarchi petrosi vedono in loro delle traditrici o delle mentitrici, quando invece sono sincere al pari dell’acqua. Se sono acqua, che senso ha che io ti dica sì, ti sposo? Sarebbe quella la menzogna. Non si trattiene l’acqua. Sì, ti irrigherò, ti elargirò la mia ricchezza, ti rinfrescherò, placherò la tua sete, ma cosa ne so di quale sarà il corso del mio fiume, tu non ti bagnerai mai due volte nella stessa fidanzata.
Questi esseri fluidi attirano su di sé il disprezzo delle folle quando invece i loro atteggiamenti ondivaghi hanno permesso di evitare tanti conflitti. I grandi blocchi di pietre virtuose, che nessuno finisce mai di elogiare, sono all’origine di tutte le guerre. Certo, quella con Rinri non era una questione di politica internazionale, ma ero stata costretta ad affrontare una scelta tra due rischi enormi: uno si chiamava sì, ed era sinonimo di eternità, sicurezza, solidità, stabilità e altre parole che fanno gelare l’acqua per il terrore; l’altro si chiamava no, e si traduceva in strappo, disperazione, e io che credevo che mi amassi, non farti più vedere, eppure sembravi così felice quando, e altre parole definitive che fanno ribollire l’acqua per l’indignazione, perché sono ingiuste e barbare.
Che sollievo aver trovato la soluzione del fidanzamento! Era una risposta liquida nel senso che non risolveva niente e rimandava il problema a più tardi. Ma guadagnare tempo è la grande impresa della vita.

Questo è un brano tratto dal libro che ho appena finito di leggere, lo trovate in basso a destra nell’immagine.
Non mi succedeva da tanto tempo di immedesimarmi in questo modo, o meglio, di trovare un senso personalissimo nelle parole della scrittrice. E così sono corsa in libreria a comprare altri due suoi libri, per capire se è stato un caso o se ho trovato la mia musa ispiratrice. Sì, perchè ha toccato quelle corde sensibilissime che causano intricatissimi processi di attivazione, insomma, mi è venuta voglia di scrivere.
Più tardi vi parlerò della mia vacanza veroneziana. Ora vi lascio con la speranza di avervi trasmesso qualcosa con le parole di Amélie Nothomb.
Passerò la vita a stupirmi per le micro e le macro coincidenze che mi inseguono, inesorabilmente, qualsiasi cosa io decida di fare, qualsiasi posto io decida di visitare. E’ una strana sicurezza, un’inspiegabile calore quasi come un déjà-vu. Mi spiego? Difficile, ma la sensazione si avvicina abbastanza, è come avere la conferma di essere vivi.
Ho accettato volentieri di collaborare ad uno dei tanti progetti sostenuti dall’instancabile fucina creativa due sotto l’ombrello, ossia “un manipolo di sognatori” - come loro stessi si definiscono - impegnato nell’ardua ma nobile impresa di far uscire l’arte dai libri e dai ricordi per renderla “popolare”, fruibile da tutti. Capirete poi che il tutto assume ancor più significato dal momento che nasce proprio a Ovada, cittadella di 13 mila anime scarse, questo è ciò che intendo quando dico “volontà”. Insomma, gironzolando qui e là per saperne di più (sì, sono di Ovada ma come ben sapete sono tornata da poco e nella mia giovane vita ho visto molte cose, conosciuto molte persone ma tutte lontane da qui) mi sono soffermata sul jazz. Premessa (pubblicitaria): domani alle 21.00 inizia l’Ovada jazz - I jazzisti del Conte, ecco la locandina.

La mia curiosità non ha freni per cui mi sono ritrovata a fare ricerche su tutti gli artisti coinvolti nell’evento, cosa che consiglio caldamente a chiunque di voi abbia tempo/voglia di farlo. Non mi sono mai interessanta al jazz, anche se lo ritengo un genere musicale “elevato”, non saprei spiegarlo meglio. In ogni caso, dopo una lunga sosta nel sito dei Manomanouche (ma lo sapete voi chi era Django Reinhardt ? E la musica tzigana, la conoscete?) sono stata catapultata dal magico mondo dell’ipertesto nella vita di Paolo Conte. Come faccio ad essere tanto ignorante? Non sapevo neppure che è di Asti (e qui, prima micro coincidenza, io e il mio corso astigiano finito quasi prima di iniziare ma a cui ero tanto affezionata) e che fa parte dei maestri del Palio di Asti (a proposito, al prossimo ci voglio andare!). Non è ancora finita. Ha scritto una delle poche canzoni italiane che mi piacciono, Insieme a te non ci sto più e per finire ha vinto quattro riccioli d’argento di Gerardo Sacco. E qui mi rivolgo in particolare alle fashioniste (sorellineeee, dico a voi, sì proprio a voi): ma sapete chi è? Ebbene io sì, dalla scorsa estate ovvero da quando mi sono stati regalati un suo favoloso bracciale (l’unico gioiello che indosso veramente volentieri) e un ciondolo (grazieeeeeee, smacksmacksmack e supersmack!). Ok, non sono proprio coincidenze da urlo ma sono contenta, mi ha rallegrato la giornata ed è stato come unire l’utile al dilettevole e trasformarlo in piacevole.
ps. Non avete ancora indovinato la destinazione delle nostre micro-vacanze pasquali, quasi quasi vi confeziono un bel cruciverba stile settimana enigmistica!!! Insomma, se non ci provate più giovedì prossimo svelo la soluzione! (e niente foto omaggio
)
Questo è un periodo di assuefazione provocata dalla visione sconsiderata di Sex and the City e, soprattutto, di Dr. House. Più ascolto i suoi dialoghi taglienti, più mi piace. E così non ho potuto fare a meno di esercitarmi su di lui in questo piovoso pomeriggio pre-pre pasquale.

A proposito, alla fine il viaggetto si fa, niente aereo però. Dove andiamo? (Per chi indovina, una foto in omaggio
).
Qusto post necessiterebbe di una bella immagine che adesso però non ho nè tempo nè voglia di creare. In ogni caso ci tenevo a comunicare a tutti voi la mia felicità: sono a casa (una casa che ho riscoperto meravigliosa, come sa chi mi legge spesso) con la persona che amo di più al mondo e circondata da quegli amici che ci sono sempre stati ma che per tanto tempo ho “trascurato” per motivi logistici.

A condire il tutto, tanti begli aperitivi meticolosamente distributi e spalmati nella settimana, proprio sotto casa. In questo momento posso affermare di essere veramente realizzata (che parolone! ma ogni tanto bisognerà pur usarlo) e questo basta per giustificare la mia smania di scriverlo nero su bianco, non si sa mai che si esaurisca in fretta, almeno così me lo ricorderò!
Giorni di riposo o meglio, giorni di ripresa. Mentre la mia attività di “apprendista” alessandrina procede lentamente (solo due mattine la settimana) ma piena di aspettative, mi ingegno per occupare il tempo restante. Ovviamente il primo pensiero è quello di lavorare, ormai posso permettermi ancora questa settimana, poi basta. Facile star qui e pensare che devo impiegare questo prezioso tempo per incrementare le mie conoscenze grafiche (una specie di investimento per il futuro), non solo facile ma addirittura piacevole. E invece no, mi sento inutile!!! Ho bisogno di guadagnare, anche poco per carità, ma devo sapere che sto lavorando per la società. Quindi, prevedo la ricerca di un part-time che si concili con la mia esperienza propedeutica ad Alessandria.
Tralasciando ciò, il dilemma del titolo non si riferisce certo a questi pensieri che sono presenti tutto l’anno.

Andare o restare? Nelle festività pasquali torneranno persone che non vedo da anni e che magari avrei voglia di incontrare, soprattutto se si sta in compagnia. Eh già, perchè dopo la tesi la vita qui è cambiata davvero! Lo dicevo sempre che avrei ripreso ad uscire con gli amici ma non ci credevo poi tanto, in fin dei conti quando ci si chiude in casa è veramente difficile tornare al movimento. Nonostante la pigrizia, l’ho fatto davvero. Abbiamo iniziato con qualche cena insieme, niente di troppo impegnativo, ma la comitiva mi piace e non solo, mi stimola culturalmente. Non mi ricordavo più quanta passione si scatena parlando di film, attori e registi e poi si passa dall’arte ai motori (che per gli uomini, si sa, sono decisamente una forma d’arte) e allo sport, alle donne e ai viaggi.
Adesso veramente non so cosa fare, mi piacerebbe una mini vacanza (e poi sono più di due anni, dico DUE che non vado veramente in vacanza!) però vorrei anche stare qui, in una città che ho riscoperto attraverso gli occhi di chi è rimasto. In fin dei conti si potrebbe organizzare una bella passeggiata, perchè no.
Ebbene sì, devo recuperare, mi sento in colpa e allora posto a raffica!
La faccio di nuovo breve, come prima, perchè il tempo vola.

Ieri dovevo lanciare 50 euro dalla finestra, oddio detta così… Chiaramente non li stavo gettando al vento, ma al mio fidanzato. E - sempre chiaramente - l’idea di allegarli ad una molletta che ne calibrasse il peso non mi ha neppure sfiorata. E, sfiga delle sfighe, si sono incastrati in un bel tubetto a metà palazzo e stavano lì, sventolavano ma di cadere non volevano saperne. Per fortuna Andrea mio e il mio amico Andrea hanno mantenuto la calma
Con la precisione di una formichina laboriosa il mio amico ha legato quattro scope (evviva il nastro isolante) ed ha eroicamente salvato il bigliettone prigioniero.
E’ stato divertente!
Non c’è niente da fare, non riesco a non mantenere le promesse e così rieccomi. Mi ero riproposta di scrivere della nostra passeggiata al fiume, tra foglie secche, vento e sassi. Non sono avvezza a questo genere di cose, ma la giornata era assolata, calda e la voglia di respirare aria pura era incontenibile. In cinque siamo partiti dalla zona di Olbicella, dove si trova il fiume che per noi è un pò il surrogato del mare. Lo scopo della camminata, diretta magistralmente dal mio carissimo amico Andrea (localmente detto Santino), era quello di raggiungere la diga di Molare (paesino dell’interland ovadese) crollata il 13 agosto del 1935.

A prescidere dalla piacevole sensazione salutare conseguente alla giornata (e al dolorino alla coscia che ne è derivato), l’esperienza mi ha consentito di interessarmi un pò alla storia del mio paese. Credo che mi documenterò ancora, vorrei leggere un libro a proposito, ho trovato alcuni titoli interessanti in rete. Per farla davvero breve: a causa di un nubifragio, che ha provocato uno straordinario ingrossamento delle acque, la diga è crollata provocando alluvioni e morti.
Mi piacerebbe saperne di più e poi tornarci, si provano sensazioni forti e contrastanti lassù.