Passerò la vita a stupirmi per le micro e le macro coincidenze che mi inseguono, inesorabilmente, qualsiasi cosa io decida di fare, qualsiasi posto io decida di visitare. E’ una strana sicurezza, un’inspiegabile calore quasi come un déjà-vu. Mi spiego? Difficile, ma la sensazione si avvicina abbastanza, è come avere la conferma di essere vivi.
Ho accettato volentieri di collaborare ad uno dei tanti progetti sostenuti dall’instancabile fucina creativa due sotto l’ombrello, ossia “un manipolo di sognatori” - come loro stessi si definiscono - impegnato nell’ardua ma nobile impresa di far uscire l’arte dai libri e dai ricordi per renderla “popolare”, fruibile da tutti. Capirete poi che il tutto assume ancor più significato dal momento che nasce proprio a Ovada, cittadella di 13 mila anime scarse, questo è ciò che intendo quando dico “volontà”. Insomma, gironzolando qui e là per saperne di più (sì, sono di Ovada ma come ben sapete sono tornata da poco e nella mia giovane vita ho visto molte cose, conosciuto molte persone ma tutte lontane da qui) mi sono soffermata sul jazz. Premessa (pubblicitaria): domani alle 21.00 inizia l’Ovada jazz - I jazzisti del Conte, ecco la locandina.
La mia curiosità non ha freni per cui mi sono ritrovata a fare ricerche su tutti gli artisti coinvolti nell’evento, cosa che consiglio caldamente a chiunque di voi abbia tempo/voglia di farlo. Non mi sono mai interessanta al jazz, anche se lo ritengo un genere musicale “elevato”, non saprei spiegarlo meglio. In ogni caso, dopo una lunga sosta nel sito dei Manomanouche (ma lo sapete voi chi era Django Reinhardt ? E la musica tzigana, la conoscete?) sono stata catapultata dal magico mondo dell’ipertesto nella vita di Paolo Conte. Come faccio ad essere tanto ignorante? Non sapevo neppure che è di Asti (e qui, prima micro coincidenza, io e il mio corso astigiano finito quasi prima di iniziare ma a cui ero tanto affezionata) e che fa parte dei maestri del Palio di Asti (a proposito, al prossimo ci voglio andare!). Non è ancora finita. Ha scritto una delle poche canzoni italiane che mi piacciono, Insieme a te non ci sto più e per finire ha vinto quattro riccioli d’argento di Gerardo Sacco. E qui mi rivolgo in particolare alle fashioniste (sorellineeee, dico a voi, sì proprio a voi): ma sapete chi è? Ebbene io sì, dalla scorsa estate ovvero da quando mi sono stati regalati un suo favoloso bracciale (l’unico gioiello che indosso veramente volentieri) e un ciondolo (grazieeeeeee, smacksmacksmack e supersmack!). Ok, non sono proprio coincidenze da urlo ma sono contenta, mi ha rallegrato la giornata ed è stato come unire l’utile al dilettevole e trasformarlo in piacevole.
ps. Non avete ancora indovinato la destinazione delle nostre micro-vacanze pasquali, quasi quasi vi confeziono un bel cruciverba stile settimana enigmistica!!! Insomma, se non ci provate più giovedì prossimo svelo la soluzione! (e niente foto omaggio )
Questo è un periodo di assuefazione provocata dalla visione sconsiderata di Sex and the City e, soprattutto, di Dr. House. Più ascolto i suoi dialoghi taglienti, più mi piace. E così non ho potuto fare a meno di esercitarmi su di lui in questo piovoso pomeriggio pre-pre pasquale.
A proposito, alla fine il viaggetto si fa, niente aereo però. Dove andiamo? (Per chi indovina, una foto in omaggio ).
Qusto post necessiterebbe di una bella immagine che adesso però non ho nè tempo nè voglia di creare. In ogni caso ci tenevo a comunicare a tutti voi la mia felicità: sono a casa (una casa che ho riscoperto meravigliosa, come sa chi mi legge spesso) con la persona che amo di più al mondo e circondata da quegli amici che ci sono sempre stati ma che per tanto tempo ho “trascurato” per motivi logistici.
A condire il tutto, tanti begli aperitivi meticolosamente distributi e spalmati nella settimana, proprio sotto casa. In questo momento posso affermare di essere veramente realizzata (che parolone! ma ogni tanto bisognerà pur usarlo) e questo basta per giustificare la mia smania di scriverlo nero su bianco, non si sa mai che si esaurisca in fretta, almeno così me lo ricorderò!
Giorni di riposo o meglio, giorni di ripresa. Mentre la mia attività di “apprendista” alessandrina procede lentamente (solo due mattine la settimana) ma piena di aspettative, mi ingegno per occupare il tempo restante. Ovviamente il primo pensiero è quello di lavorare, ormai posso permettermi ancora questa settimana, poi basta. Facile star qui e pensare che devo impiegare questo prezioso tempo per incrementare le mie conoscenze grafiche (una specie di investimento per il futuro), non solo facile ma addirittura piacevole. E invece no, mi sento inutile!!! Ho bisogno di guadagnare, anche poco per carità, ma devo sapere che sto lavorando per la società. Quindi, prevedo la ricerca di un part-time che si concili con la mia esperienza propedeutica ad Alessandria.
Tralasciando ciò, il dilemma del titolo non si riferisce certo a questi pensieri che sono presenti tutto l’anno.
Andare o restare? Nelle festività pasquali torneranno persone che non vedo da anni e che magari avrei voglia di incontrare, soprattutto se si sta in compagnia. Eh già, perchè dopo la tesi la vita qui è cambiata davvero! Lo dicevo sempre che avrei ripreso ad uscire con gli amici ma non ci credevo poi tanto, in fin dei conti quando ci si chiude in casa è veramente difficile tornare al movimento. Nonostante la pigrizia, l’ho fatto davvero. Abbiamo iniziato con qualche cena insieme, niente di troppo impegnativo, ma la comitiva mi piace e non solo, mi stimola culturalmente. Non mi ricordavo più quanta passione si scatena parlando di film, attori e registi e poi si passa dall’arte ai motori (che per gli uomini, si sa, sono decisamente una forma d’arte) e allo sport, alle donne e ai viaggi.
Adesso veramente non so cosa fare, mi piacerebbe una mini vacanza (e poi sono più di due anni, dico DUE che non vado veramente in vacanza!) però vorrei anche stare qui, in una città che ho riscoperto attraverso gli occhi di chi è rimasto. In fin dei conti si potrebbe organizzare una bella passeggiata, perchè no.
Ebbene sì, devo recuperare, mi sento in colpa e allora posto a raffica!
La faccio di nuovo breve, come prima, perchè il tempo vola.
Ieri dovevo lanciare 50 euro dalla finestra, oddio detta così… Chiaramente non li stavo gettando al vento, ma al mio fidanzato. E - sempre chiaramente - l’idea di allegarli ad una molletta che ne calibrasse il peso non mi ha neppure sfiorata. E, sfiga delle sfighe, si sono incastrati in un bel tubetto a metà palazzo e stavano lì, sventolavano ma di cadere non volevano saperne. Per fortuna Andrea mio e il mio amico Andrea hanno mantenuto la calma Con la precisione di una formichina laboriosa il mio amico ha legato quattro scope (evviva il nastro isolante) ed ha eroicamente salvato il bigliettone prigioniero.
E’ stato divertente!
Non c’è niente da fare, non riesco a non mantenere le promesse e così rieccomi. Mi ero riproposta di scrivere della nostra passeggiata al fiume, tra foglie secche, vento e sassi. Non sono avvezza a questo genere di cose, ma la giornata era assolata, calda e la voglia di respirare aria pura era incontenibile. In cinque siamo partiti dalla zona di Olbicella, dove si trova il fiume che per noi è un pò il surrogato del mare. Lo scopo della camminata, diretta magistralmente dal mio carissimo amico Andrea (localmente detto Santino), era quello di raggiungere la diga di Molare (paesino dell’interland ovadese) crollata il 13 agosto del 1935.
Panoramica della diga
A prescidere dalla piacevole sensazione salutare conseguente alla giornata (e al dolorino alla coscia che ne è derivato), l’esperienza mi ha consentito di interessarmi un pò alla storia del mio paese. Credo che mi documenterò ancora, vorrei leggere un libro a proposito, ho trovato alcuni titoli interessanti in rete. Per farla davvero breve: a causa di un nubifragio, che ha provocato uno straordinario ingrossamento delle acque, la diga è crollata provocando alluvioni e morti.
Mi piacerebbe saperne di più e poi tornarci, si provano sensazioni forti e contrastanti lassù.
Non volevo fare la preziosa, mi scuso, sono sparita vergognosamente dal web ma ho le mie belle e buone giustificazioni:
1) le nostre membra sono rimaste parcheggiate in una splendida mansarda bohemien fino a sabato notte. E’ stato fantastico, letto in ferro battuto e lenzuola con rose rosse ma niente connessione
2) Sabato pomeriggio ci siamo lanciati in una camminata meravigliosa tra monti e dighe, ma è stato decisamente stancante
3) Ho utilizzato questi giorni per rimettermi un pò in sesto fisicamente e psicologicamente, anche se ieri notte ho riversato tutta la mia anima nel water di casa
Fatte le dovute premesse, eccomi qui dopo aver raggiunto la massima vetta (senza lode) ed aver rischiato la commozione più e più volte. Intanto vorrei ringraziare chi mi ha supportato e sopportato per tutti questi lunghi mesi e chi mi è stato vicino nel fatidico giorno.
La cronaca è abbastanza ordinaria, ho parlato ininterrottamente per dieci minuti, nessuna domanda, direi che tutto sommato è stato piuttosto… normale.
Ora sono in standby per ricaricare le batterie e trovare un lavoro il prima possibile, tutto sommato la parte interessante arriva adesso. Un pensiero nostalgico ma liberatorio agli anni trascorsi all’università, agli amici vecchi e nuovi che non si fanno scoraggiare dalla distanza, alle cene, ai pranzi troppo veloci, allo studio notturno, alle chiacchierate infinite.
Grazie, è stato bello, ma sono certa che lo sarà ancora di più.
Volevo postare doppio oggi, anzi triplo, ma ci ho messo troppo, allora mi appunto due parole chiave: “diga” e “50 euro” per ricordarmi di tornare domani.
Eccomi di nuovo qui. Strano, vero? Appena mi decido a staccare la spina … boom! Una novità dietro l’altra. Mi hanno richiamata per quel famoso colloquio, domani un secondo colloquio di scrematura. Vi terrò informati.
Sono andata a ritirare le tesi rilegate, accidenti non me le aspettavo così … imbottite! 165 pagine solo fronte, davvero un bel mattoncino. Questa notte sono riuscita a dormire e ho qualche vago ricordo dei sogni che ho fatto. Nostalgici.
Ieri sera abbiamo iniziato a guardare Leoni per Agnelli e finalmente, dopo tantissimo tempo, mi sono sentita coivolta - soprattutto quando la scena si spostava sul professore (R. Redford).
Bene, visto che avevo deciso di prendermi qualche giorno di pausa non mi dilungo e vi lascio con una canzone che ho pescato tra vecchi ricordi, sentita e risentita miliardi di volte. E ho capito che quando mi affeziono ad un pezzo è per le parole, più che per la musica.
We live in a free world
I whistle down the wind
Carry on smiling
and the world will smile with you
Life is a flower
so precious in your hand
Carry on smiling
and the world will smile with you
When every race is run and the day is closing in, I don’t care about the world I’m living for the light. Don’t cry for me today (ah-ah-ah)
We live in a free world
I whistle down the wind
Carry on smiling
and the world will smile with you
Life is a flower
so precious in your hand
Carry on smiling
and the world will smile with you
I cannot be your judge, Mr. Jailer is your host. He’s keeping you inside and hides you from the world. No Catcher in the Rye can help you from yourself.
We live in a free world
I whistle down the wind
Carry on smiling
and the world will smile with you
Life is a flower
so precious in your hand
Carry on smiling
and the world will smile with you
PLEASE MR. AGONY RELEASE THEM FOR A WHILE, LEARN THEM THE CONSEQUENCES OF LIVING WITHOUT LIFE.
Che giornate strane, addormentarsi è un’impresa e la giornata la vivo da zombie.
Nonostante ciò, mi sento particolarmente in forma. Sono felice, non vedo l’ora che sia lunedì per chiudere il capitolo tesi e chissà, aprirne uno nuovo. Penso che il prossimo aggiornamento sarà dopo tesi, salvo qualche novità impellente.
Allora vi saluto amici che passate e passeggiate per il mio blog, a presto!