dionisio’s grapevine

E poi si dice i casi della vita… Ma esisteranno davvero i casi?

Forse questo discorso necessita di una piccola premessa. Io non credo assolutamente nel destino, anche se mi contraddico continuamente, l’idea di base è questa, o meglio, è questo ciò che vado profetizzando! Credo fermamente nella capacità innata dell’essere umano di manipolare il proprio futuro, a volte consciamente ma ancor più spesso senza rendersene minimamente conto. E proprio a causa di questo inconsapevole vizietto è stato creato il destino, secondo me.

Il destino è il grande capro espiatorio dell’umanità. Il destino ha le spalle grosse. Al destino fischiano continuamente le orecchie.

Io preferisco pensare di essere il solo architetto della mia vita (o, se vogliamo dare un tono filosofico a questo post, la sola demiurga!). Per questo oggi sono così pimpante!

Con un semplice click ho attivato una specie di effetto domino che ha sollevato piacevoli conseguenze.

effettodomino.jpg

Ve le snocciolo una di seguito all’altra, senza troppe esitazioni: ho inviato un cv. e sono stata richiamata praticamente subito, non per quello che mi aspettavo ma per qualcosa che, per certi versi, è anche meglio! Mi è stata commissionata la stesura di una sceneggiatura teatrale senza traccia e ho riscoperto la mia vena creativa.

Ma tutto questo è meraviglioso!

Inoltre, come se non bastasse, ho cercato spunto tra i lavori della triennale e chi mi salta fuori a sorpresa? La sceneggiatura del mio libro! Incredibile, neppure mi ricordavo d’averla scritta. Ho sceneggiato il mio romanzo e ho creato la sua trasposizione cinematografica!

Appena imparo come si fa ad allegare i documenti ve ne posto un assaggio.

Qualche giorno fa ho ritrovato un caro amico del liceo su skype. Non ci sentivamo da un pezzo effettivamente, eppure gli ero così affezionata. Dire che l’ho ritrovato non è esatto, diciamo che l’ho cercato con un sms e mi sono fatta dare il contatto. Chiaramente tutto ciò, in concomitanza con questa esplosione di felicità per il mio progetto teatrale, mi ha riportata indietro nel tempo.

Nel mio libro parlo proprio del liceo, di quel periodo così intenso, quando ancora pensavo che il mio branco fosse tutta la mia vita. Quella sensazione di protezione, di spavalderia verso il resto del mondo – perchè intanto ci sono i miei amici – non tornerà. Ma questo pensiero non mi intristisce, magari mi porta un pò di nostalgia, ma non lo rimpiango. Piuttosto lo ricordo con tenerezza, come si ricorda la propria infanzia.

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