the laughing fool

Sono andata a Pesaro per un esame e per la prima volta un “professore” mi ha detto che mi avrebbe fatto un favore a farmi tornare. Incredibile. Incredibile soprattutto perchè ero preparata, sapevo tutto, ma non a memoria come voleva lui.

Nel mio libro parlo anche di una professoressa che forse non era troppo tagliata per il suo mestiere.

Sto leggendo un libro, si chiama PROCESSO ALL’UNIVERSITA’ di Cristina Zagaria. Il sottotitolo recita “cronache dagli atenei italiani tra inefficienze e malcostume“. Non dovrebbe dirmi niente di nuovo, visto che frequento il circuito universitario da cinque anni. Eppure riesco ancora a provare orrore o più specificamente, nausea.

Ma perchè lo fanno, mi chiedo. Insegnare a qualcosa a qualcuno non dovrebbe essere una passione? E poi insegnare non vuol dire trasmettere conoscenza e basta. Un professore ti deve cambiare la vita. Un professore è persona di cultura, persona che stimola la tua creatività e la tua voglia di sapere.

Una persona che stimo molto mi ha detto qualche settimana fa che forse ha sbagliato a dare troppa confidenza ad un suo alunno. Non è vero!!! Il punto è che anche questo è un terno al lotto. Non sai che uso faranno della tua disponibilità, non sai se si instaurerà un buon rapporto lavorativo o anche affettivo, oppure se la tua bontà ti si ritorcerà contro. Non lo puoi sapere, ma un buon professore fa anche questo. Ci prova, a dare confidenza, ad essere un mentore per i suoi studenti.

 

Un buon professore è appassionato della sua materia ma non invasato.

 

Un buon professore sa che per riuscire nel suo lavoro ha bisogno di sondare psicologicamente i suoi studenti.

 

Un buon professore sa come interfacciarsi con la sua classe.

Ma chi diavolo li forma questi professori? Glielo regalano il titolo?!! E la cattedra? Cosa significa “non lo possiamo mandare via” ???! Possibile che una volta ricevuta una cattedra ci si attacchino come le cozze allo scoglio?

Non voglio assolutamente fare di tutta l’erba un fascio, ci sono professori della triennale che ricordo con grande affetto, alcuni li sento ancora. Ci sono professori della specialistica che un giorno ricorderò con affetto e che, tra alti e bassi, hanno fatto qualcosa di simbolico, almeno per me.

Ma in mezzo a questi casi isolati ci sono tanti incompetenti, tanti come l’ultimo con cui ho parlato e, se ho usato la parola cxglxxxx per definirlo qualche giorno fa, credo di esserci ancora andata leggera. Cosa succederebbe se fossero tutti così? E la cosa non è poi tanto improbabile, solo questione di casualità.

Un’amica che frequenta la tanto patinata Sapienza di Roma, mi ha detto che un professore non l’ha voluta interrogare perchè è siciliana e a lui i siciliani non piacciono.

Questa è pura fantascienza. E di serie B, anche.

Ci ho pensato parecchio in questi giorni, grazie anche allo stimolo della lettura che sto facendo e che consiglio vivamente a tutti gli studenti, ma soprattutto ai professori.

E sono arrivata ad una sola conclusione.

Inutile fare invettive, scrivere libri, lamentarsi o ricercare la “giustizia“. E l’ho provato direttamente sulla mia pelle, cercando di spiegare a quel professore come fosse assurdo pretendere che uno studente ripeta per filo e per segno le parole di un libro. Ma non è servito. Questo discorso porta direttamente al malfunzionamento generale di questo paese che si crede bello, ricco e intelligente ma che in realtà sta diventando una triste parodia di se stesso.

E non mi fraintendete, amo l’Italia, amo la sua gente, amo le sue diversità.

Ma adesso è troppo. Io non voglio questa vita per i miei figli, non voglio che debbano farcela solo per merito di qualche “calcio in culo“, non so, magari a loro piacerebbe, per me è sempre stato il più vile dei modi.

Non voglio che debbano lottare con un professore che pensa di sedere tra gli dei solo perchè ha una penna e un registro in mano.

Non voglio che si sentano in imbarazzo, come me, quando gli si chiede come la pensano sulla questione politica. Perchè, in effetti, cosa c’è da pensare? Non ci si capisce un cazzo.

Non voglio che debbano sottostare alla volontà dei più forti, scendere a patti con chi gli può promettere un sogno.

No.

Non voglio. E siccome non mi piace essere sovversiva e ho sempre pensato che la voce del popolo venga ascoltata solo da chi la emette, ho deciso che la soluzione migliore è andarsene.

Ciao Italia, sei bellissima e io sarò sempre fiera di averti nel cuore.

Ma imparerò ad amarti davvero solo se riuscirò ad allontanarmi da te.

Questo è il mio progetto, mi serve ancora qualche anno ma ora che ho esternato al mondo questo pensiero mi sento molto più leggera.

Sono felice.

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