l’ignoranza ci fa belli

Ho iniziato questo nuovo lavoro sull’ignoranza, o meglio sui comportamenti comuni del genere umano, sul menefreghismo (eufemisticamente detto “individualismo” da chi crede di poter ancora ravvisare in tutto ciò una spiegazione razionale) e sulla cattiveria. Un lavoraccio per l’appunto, una specie di saggio che vorrebbe trasformarsi in letteratura, ma più vado avanti, più si allontana l’incipit narrativo per lasciare spazio allo sfogo. Noi non ce ne rendiamo mica più conto. Lasciamo stare i telegiornali, i programmi di cronaca che ci mostrano il peggio del mondo. Sentirsi male perchè non si riesce più a provare disgusto davanti a ciò che accade quotidianamente non ha più importanza, ormai è un fatto assodato, dato per certo.

Un momento per pensare. Ecco ci sono, l’ultimo scossone mediatico mi è piombato addosso all’epoca di Erika e Omar. Forse perchè vivo tanto vicino a Novi Ligure, forse perchè avevo seguito la vicenda attentamente nonostante abbia una scarsa considerazione dell’informazione, di come viene divulgata e perchè. E’ successo nel 2001, sette anni fa e sembra questa mattina. E’ una data fondamentale per me, perchè è stato il mio Everest, dopo di che più niente. Il delitto di Cogne e tutto il resto, certo che rabbrividisco ma dopo mezzo secondo la mia rabbia si è già trasformata in disappunto e poi in… niente. Non siamo più ricettivi in questo senso.
Per questo ho deciso di ricominciare dalle piccole cose. Io, come persona, non risolverò il problema della fame nel mondo, nè quello degli assassini a piede libero, nè posso cambiare la legge italiana con annessi ladri (leggi: politici), tantomeno sgonfiare la terribile allucinazione dello star system, del jet set o come vi pare, di tutti quelli che credono di far parte in qualche modo di una categoria superiore.
Ricomincio da me e da ciò che vedo nelle immediate vicinanze.
Ebbene, la scoperta. Credete di vivere in una cittadina tranquilla? Scavate un pò nel sottobosco, cercate di raggiungere quelle persone con cui generalmente non avreste mai conversato per divergenza di opinioni, abitudini o semplicemente perchè non vi piacciono.
Date un’occhiata alla smania di apparire, alla voglia di essere ricordati anche solo per un momento, per cosa non importa. Mi piacerebbe passare alla storia, anche sotto falso nome, solo per essere riuscita a rendere felice o più felice l’esistenza di qualcuno. Chi? Non importa.
La mia città è piccola, tutti presumono di conoscersi perchè qui davvero funziona l’oracolo di Kevin Bacon anche se nessuno sa cos’è, in compenso tutti sono grandi esperti di vino (a detta loro, chiaramente), di bocce (in senso più e meno figurato) e di vita. Le poche persone “adulte” valide che conoscevo non ci sono più e là fuori – sì proprio fuori dalla mia finestra – succedono cose atroci.
Violenze, paure e singhiozzi che non avresti mai detto.
Intorno l’ipocrisia danza e cresce, senza farsi alcun cruccio fuorché quale gonna stia meglio con la nuova macchina dell’ancor più nuovo fidanzato.
Quando sta per scoppiarmi la testa devo fermarmi per forza e la cosa più inquietante è che tutto ciò che riesco a pensare posso riassumerlo così: l’ignoranza peggiora il mondo ma salva chi la pratica. D’altra parte vivere in funzione del riconoscimento sociale con tutte le cazzate che ne conseguono ha lo stesso effetto di un frenetico zapping televisivo. Riempie la mente.
Credo che tutto sommato qualcuno in grado di “pensare” ci sia ancora, ma il 90 per cento delle persone siffatte che ho conosciuto (ahimé professori e personalità di spicco tragicamente comprese e spesso in prima linea) concentra il proprio potenziale su se stesso e sui vantaggi che ne può trarrre.
Ora che posso ritenermi sinceramente schifata dalla società e dagli individui che ne fanno parte (ricordate che la piccola infrazione fatta a fin di bene domani sarà l’alibi per l’assassino dei vostri figli) posso andare a rincoglionirmi con qualche stronzata in tv e a riflettere su cosa realmente posso fare per me e per chi mi sta intorno.
Gli altri che continuino pure a fare i paraculi; a usare paroloni difficili perchè hanno studiato e quindi vale la pena di mettere in pratica le quattro vaccate che hanno appreso mentre erano impegnati a scaccolarsi e/o a guardare il proprio professore intento nella stessa pratica; a giudicare le persone dal loro aspetto; a prendersela casualmente con qualcuno solo perchè si annoiano; a mettere al mondo figli fisicamente sani ma con il cervello devastato dai pessimi insegnamenti che riceveranno.
Se riuscite a vedere oltre la rabbia che ho vomitato qui sopra, per favore, fate qualcosa.
E non pensateci troppo e troppo spesso perchè – garantito – rischia di farvi impazzire.

4 Risposte to “l’ignoranza ci fa belli”

  1. wood Says:

    Non è che abiti a Basaluzzo??

  2. rigelblue Says:

    no ma vicino

  3. http500 Says:

    bel post, buona giornata!😀

  4. auryness Says:

    non è che non ci disgustiamo più d’avanti a determinati eventi, è che questi stessi ormai ci vengono somministrati quotidianamente come il pane, a tutte le ore e in tutte le salse. Ci vengono proposte come normalità, come routine, è questa la cosa raccapricciante, se ne parla come se non ci fosse niente da fare, come se fosse un dato di fatto irreversibile, e tanto può riguardare la furia assassina di una madre, di un figlio, di una coppia di coniugi contro il vicino, tanto può riguardare i nostri deputati indagati, la monnezza a napoli, la mafia e i suoi morti e così via.
    non è che non ci disgutano queste cose è che ci stanno pian pian abituando a tutto ciò… è qsta la cosa raccapricciante.

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