bene o male non importa, l’importante è che se ne parli

20 maggio, 2008

Ho aperto così, con una delle frasi più logore del secolo. Non sono d’accordo, se qualcuno parla male di voi, del vostro lavoro, della vostra amicizia o della vostra famiglia non è un bene secondo me. Sono sempre stata curiosa di sapere perchè si parla male.
Oggi piove, per strada non c’è nessuno, i primi sintomi di una falsa influenza (purtroppo non riesco mai ad avere uno sfogo completo, mai una linea di febbre. Tutto si accavalla e mi pungola lentamente per poi svanire, è un dato di fatto) si fanno sentire sotto forma di “mal di gola” (per l’esattezza un fastidioso “raschiamento” con annesso arrossamento). Il clima ideale per farsi sopraffarre dai propri pensieri negativi.

Ma oggi no, ho deciso che non deve necessariamente finire così, farò tutto l’opposto di ciò che mi verrebbe naturale fare (sfogarmi finché non ho più nulla da dire, piagnucolare dentro la doccia, riflettere sull’inutilità dei miei studi…) e cercherò di trasformare questa palla di rabbia in qualcosa di devastantemente creativo.
E poi devo ammettere che sono fortunata, ogni volta che mollo la presa accade qualcosa di inaspettato, un’offerta timida ma sincera, un sorriso, una parola giusta al momento giusto.
E così via, si riparte fino alla prossima fermata, mettendocela tutta per trasformarla in un fantastico weekend di relax (tempo permettendo).

l’ignoranza ci fa belli

19 maggio, 2008

Ho iniziato questo nuovo lavoro sull’ignoranza, o meglio sui comportamenti comuni del genere umano, sul menefreghismo (eufemisticamente detto “individualismo” da chi crede di poter ancora ravvisare in tutto ciò una spiegazione razionale) e sulla cattiveria. Un lavoraccio per l’appunto, una specie di saggio che vorrebbe trasformarsi in letteratura, ma più vado avanti, più si allontana l’incipit narrativo per lasciare spazio allo sfogo. Noi non ce ne rendiamo mica più conto. Lasciamo stare i telegiornali, i programmi di cronaca che ci mostrano il peggio del mondo. Sentirsi male perchè non si riesce più a provare disgusto davanti a ciò che accade quotidianamente non ha più importanza, ormai è un fatto assodato, dato per certo.

Un momento per pensare. Ecco ci sono, l’ultimo scossone mediatico mi è piombato addosso all’epoca di Erika e Omar. Forse perchè vivo tanto vicino a Novi Ligure, forse perchè avevo seguito la vicenda attentamente nonostante abbia una scarsa considerazione dell’informazione, di come viene divulgata e perchè. E’ successo nel 2001, sette anni fa e sembra questa mattina. E’ una data fondamentale per me, perchè è stato il mio Everest, dopo di che più niente. Il delitto di Cogne e tutto il resto, certo che rabbrividisco ma dopo mezzo secondo la mia rabbia si è già trasformata in disappunto e poi in… niente. Non siamo più ricettivi in questo senso.
Per questo ho deciso di ricominciare dalle piccole cose. Io, come persona, non risolverò il problema della fame nel mondo, nè quello degli assassini a piede libero, nè posso cambiare la legge italiana con annessi ladri (leggi: politici), tantomeno sgonfiare la terribile allucinazione dello star system, del jet set o come vi pare, di tutti quelli che credono di far parte in qualche modo di una categoria superiore.
Ricomincio da me e da ciò che vedo nelle immediate vicinanze.
Ebbene, la scoperta. Credete di vivere in una cittadina tranquilla? Scavate un pò nel sottobosco, cercate di raggiungere quelle persone con cui generalmente non avreste mai conversato per divergenza di opinioni, abitudini o semplicemente perchè non vi piacciono.
Date un’occhiata alla smania di apparire, alla voglia di essere ricordati anche solo per un momento, per cosa non importa. Mi piacerebbe passare alla storia, anche sotto falso nome, solo per essere riuscita a rendere felice o più felice l’esistenza di qualcuno. Chi? Non importa.
La mia città è piccola, tutti presumono di conoscersi perchè qui davvero funziona l’oracolo di Kevin Bacon anche se nessuno sa cos’è, in compenso tutti sono grandi esperti di vino (a detta loro, chiaramente), di bocce (in senso più e meno figurato) e di vita. Le poche persone “adulte” valide che conoscevo non ci sono più e là fuori – sì proprio fuori dalla mia finestra – succedono cose atroci.
Violenze, paure e singhiozzi che non avresti mai detto.
Intorno l’ipocrisia danza e cresce, senza farsi alcun cruccio fuorché quale gonna stia meglio con la nuova macchina dell’ancor più nuovo fidanzato.
Quando sta per scoppiarmi la testa devo fermarmi per forza e la cosa più inquietante è che tutto ciò che riesco a pensare posso riassumerlo così: l’ignoranza peggiora il mondo ma salva chi la pratica. D’altra parte vivere in funzione del riconoscimento sociale con tutte le cazzate che ne conseguono ha lo stesso effetto di un frenetico zapping televisivo. Riempie la mente.
Credo che tutto sommato qualcuno in grado di “pensare” ci sia ancora, ma il 90 per cento delle persone siffatte che ho conosciuto (ahimé professori e personalità di spicco tragicamente comprese e spesso in prima linea) concentra il proprio potenziale su se stesso e sui vantaggi che ne può trarrre.
Ora che posso ritenermi sinceramente schifata dalla società e dagli individui che ne fanno parte (ricordate che la piccola infrazione fatta a fin di bene domani sarà l’alibi per l’assassino dei vostri figli) posso andare a rincoglionirmi con qualche stronzata in tv e a riflettere su cosa realmente posso fare per me e per chi mi sta intorno.
Gli altri che continuino pure a fare i paraculi; a usare paroloni difficili perchè hanno studiato e quindi vale la pena di mettere in pratica le quattro vaccate che hanno appreso mentre erano impegnati a scaccolarsi e/o a guardare il proprio professore intento nella stessa pratica; a giudicare le persone dal loro aspetto; a prendersela casualmente con qualcuno solo perchè si annoiano; a mettere al mondo figli fisicamente sani ma con il cervello devastato dai pessimi insegnamenti che riceveranno.
Se riuscite a vedere oltre la rabbia che ho vomitato qui sopra, per favore, fate qualcosa.
E non pensateci troppo e troppo spesso perchè – garantito – rischia di farvi impazzire.

parodiando il kitsch

15 maggio, 2008

Non voglio essere polemica ma questa devo proprio esternarla. Ma chi diavolo è quel fulminato che si occupa del programma di italia uno RTV?!!! Lasciamo perdere le opinioni personali sulla Chiabotto che non c’entra nulla. L’idea della donna… nuda e ridicolmente ricoperta di catarifrangenti… e poi tutte quelle canzoni tremendamente anni Ottanta. Cioè.. ci sono anni ’80 e anni ’80. Madonna in versione esordio è un conto, ma la parodia del kitsch proprio non la reggo!

non sono giovanna d’arco

14 maggio, 2008

In questi giorni l’ho pensato ed esternato spesso.

E sicuramente non finirò bruciata, non fisicamente quantomeno (spero). Ma ci sono ferite figurate che si possono infliggere senza troppo sforzo e che provocano malesseri incontrollabili.
Non importa, scelgo lo stesso l’amicizia, la giustizia e la sopportazione. Anche se essere “buoni” – com’è noto – non porta da nessuna parte. Alla fine del gioco sono le cattive ragazze che vanno dappertutto… vorrà dire che farò pochissima strada, ma l’avrò scelta io.

fronte di liberazione dei nani da giardino

12 maggio, 2008

Questa mattina ho riflettuto un pò sui “giorni grigi” (scusate, è colpa della sigla di Naruto 😉 ). Superata la crisi non può che esserci una risalita. Ora mi sento molto rilassata, ho di nuovo tanta voglia di leggere (e di conseguenza di scrivere) e di godermi ogni momento della giornata.
E’ una pacchia quando i giorni sono rosa, vero?

senti come rimbomba il vuoto cosmico?

5 maggio, 2008

Dopo aver litigato per un quarto d’ora buono con la piattaforma di wordpress, sono finalmente riuscita a caricare l’immagine. Attenzione: non ho capito come si fa, è successo e basta. Per fortuna ho scoperto di non essere l’unica ad aver riscontrato questo tipo di problema con la nuova versione (grazie Anna per il supporto morale). Incredibile poi che abbia caricato proprio questa immagine, ossia quella di cui meno mi importa, ma ormai eccoci qua. Mica posso rischiare di nuovo!!!
Questi sono i miei muffin, che da vedere non sono poi un granché ma chi li ha assaggiati assicura che sono davvero buoni. La prossima volta proverò la versione bianca, che mi ispira di più.

Questa mattina mi sono svegliata con un cielo grigio che stona con le meravigliose giornate appena trascorse e si adegua al ritmo cadenzato della nuova settimana lavorativa.
La mia esperienza di “ritorno alle origini” – anche se l’ho vissuta più come ritorno alla città che non ho mai considerato casa mia – inizia a svelare qualche intoppo di natura psicologica. Chi pensa che le cittadine di provincia siano terreno fertile per cervelli contenti un grande vuoto cosmico non si sbaglia. Chiaramente non si tratta della maggioranza delle persone, ma la loro presenza spicca all’interno della comunità e intacca temporaneamente l’intero idillio.
Guardatevi bene dal ritornare in luoghi del genere, io possiedo un grande salvagente che è la mia relazione perchè al di fuori di questa non mi importa troppo di niente e di nessuno. Ma se si è soli, o si cerca comprensione in posti come questo, si rischia di cadere e di farsi veramente tanto male.
Ci sono ricordi che tornano a bussare quando meno te lo aspetti, persone che veicolano alla bocca una quantità di fiato esagerata e soprattutto generazioni di malelingue reticenti all’estinzione nonostante gli sforzi di molti poveretti per fermarne l’espansione.
L’ultima l’ho conosciuta poco tempo fa e ancora non ho deciso se ignorarla o trasformare il poco tempo che purtroppo dobbiamo trascorrere insieme in una tortura medievale.
Ora, probabilmente tutto ciò vi sembrerà una specie di sfogo e per certi versi è così, ma la vera natura di questo post è il ricordo. Nonostante io qui stia bene – e ribadisco, solo perchè ho la mia vita con la persona che voglio e con gli amici che ho scelto e selezionato dopo tanti anni di cantonate – devo assolutamente ricordare cosa c’è là fuori e aspettare il momento giusto per spiccare di nuovo il volo.

sole, muffin e manichini

3 maggio, 2008

Questi giorni si stanno rivelando davvero fantastici. Intanto perchè abbiamo sempre un sacco di cose da fare, ma nonostante la mia congenita agitazione compulsiva siamo riusciti a goderci appieno ogni momento. Fiume, mare e poi di nuovo fiume senza dimenticare la ricerca delle ultime migliorie da apportare alla nostra postazione tv-pc super tecnologica. Oggi poi, in uno slancio di ottimismo ho deciso di cucinare i muffin e… sono venuti buonissimi!!!

Dulcis in fundo, ho trovato casualmente l’ispirazione per un altro lavoro. Ah, dimenticavo la cosa migliore: domani è ancora domenica, che bello!!!

 

 

29 aprile, 2008

Chi indovina quale animaletto uscirà da questo uovo?

transizione

29 aprile, 2008

E’ un momento un pò così, tra tensione e rilassamento (non ho mai apprezzato tanto il ponte del primo maggio). Ci sono alcune new entry casalinghe come – “leggete leggete” (“udite udite” rende comunque meglio l’idea) – la televisione grande, come la chiamo io, al secolo tv LCD 40 pollici. Che dire, non sono mai stata una fan delle televisioni ma è davvero sconvolgente constatare quanto sia meglio del cinema. Eh sì, spero che con me non sia caduto l’ultimo cultore dei piccoli cinema di provincia, sarebbe terribile (ma possiamo pagare 7 euro per stare scomodi e al freddo quando a casa ci sono -quasi – tutte le comodità?).
Ieri sera abbiamo visto l’ultimo episodio di Sex and the City e come ogni volta già immagino la prossima maratona, magari tra qualche anno.

Mi sento molto calma e rilassata, pure troppo. E sto cercando di capire se sono o meno allergica al polline (qui li chiamiamo “soffioni” per ovvi motivi 😉 ).

il richiamo della foresta

17 aprile, 2008

Un post veloce per svuotare un pò la testa. In vista c’è qualcosa di nuovo, uno studio grafico a Genova, ancora niente di definito ma una bella collaborazione (ovviamente – come sempre – per la gloria). E poi c’è tanta voglia di andare, dove di preciso non si sa. E’ così, per dirla con le parole del mio amico, il richiamo della foresta. E quando chiama bisogna andare.

Non so se mi capite, ognuno la vede a modo suo.
Personalmente, quando non rispondo alla chiamata divento una belva!